Non sempre comprendiamo la potenza della risposta del Signore
Le nostre aspettative sono sempre superate, anche quando ci sembrano non accolte
«Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita»
(Dalla liturgia).
È un’impossibilità radicale quella che l’uomo malato da trentotto anni paralitico, denuncia a Gesù. Un caso senza speranza insomma.
Gesù taglia alla radice la questione. “Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina”.
Questa inaspettata immediatezza pare che stia a dire che nella nostra fatica contro il male a volte ci dimeniamo in tutta una serie di scuse e giustificazioni. “All’istante” quell’uomo compie il comando di Gesù. Abbandona improvvisamente tutta la sua questione che era legata all’acqua e alla piscina, all’attesa spasmodica del momento giusto.
Gesù non domanda “vuoi che ti aiuti?”, non si mette a gestire un’attesa ordinata per scendere nell’acqua… solo una domanda secca, che corrisponde al desiderio più profondo di quell’uomo. È quella presenza, davanti a lui, che lo rialza, è il frutto di quell’incontro perché da Gesù quell’uomo è stato visto. Nessuna magia, nessun favoritismo, nessuna congiunzione favorevole.
Possiamo essere in attesa del momento giusto, della congiuntura positiva, di condizioni ottimali… attenderemmo consumando la speranza. E così la nostra vita, la nostra Quaresima passa e va… occorre dire a Gesù il nostro bisogno più profondo, più vero, più diretto di guarigione. E ascoltare lui, solo lui.